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Zeman e giocatori: due ore a colloquio PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonio Raino'   
Mercoledì 10 Febbraio 2010 23:40

Contestazione? No grazie. Questo, in sintesi, l'esito del raduno di allenamento di ieri pomeriggio, quando al Tamborino Frisari si erano dati appuntamento una decina di ultras con l'intenzione di esprimere a viva voce critiche e dissenso nei confronti della squadra per la prestazione di basso profilo tecnico-agonistico espressa domenica a Nardò.

Calciatori e allenatore sono rimasti chiusi negli spogliatoi per due ore a ragionare e discutere liberamente di ciò che non va e di ciò che si può fare per aggrapparsi saldamente alle poche possibilità di salvezza, partita dopo partita, senza illusioni ma con rinnovato impegno e tanta caparbietà. Qualche saggio consiglio ha probabilmente convinto i giovani contestatori a lasciar perdere, perché a un certo punto hanno imboccato la porta d'uscita dello stadio. Fuori dagli spogliatoi, intanto, era presente al gran completo il gruppo dirigente della società.

«C'è una situazione di forte frizione in questo momento tra i giocatori da una parte ed i tifosi e la dirigenza dall'altra - dice il presidente Daniele Gatto - La prestazione di domenica è stata, oggettivamente, al di sotto delle aspettative, anche se occorre tener presente lo stato di malattia che in settimana aveva colpito Zeman. Non tireremo i remi in barca, ma andremo avanti seguendo passo passo l'evolversi della situazione».

Dopo la lunga attesa, si apre finalmente la porta dello spogliatoio: sguardi bassi e stanchi di chi ha affrontato una salutare discussione liberatoria. «Ho già avuto modo di dire che al mio ritorno, dopo la temporanea sospensione - sottolinea Karel Zeman - ho trovato una squadra cambiata: senza Eleni, Sirito, Colacicco e Antonelli. Quattro calciatori con i quali, insieme agli altri, avevo avviato un metodo di giocare al calcio, un metodo che ci consentiva di avvicinarci a ripetizione sotto la porta avversaria. Ho trovato nuovi elementi con i quali ho dovuto ricominciare daccapo».

Come spiega il rendimento, giudicato scarso, di Cezza? «Cezza sta facendo la sua parte, sono altri ruoli e compiti che non vengono rispettati. Il metodo che io propongo non è quello di attaccare a testa bassa, bensì di giocare al calcio, uno stare in campo in modo creativo e positivo. Correre o fare scorrere la palla non può e non deve significare fatica o ansia o paura».

Da qualche indiscrezione sembra che Zeman, prima della partita con il Nardò, avesse vivamente messo in guardia i suoi di fare attenzione alle sortite del giovane Contessa, vero motore di spinta dei neretini, e di cercare di tenere strette le maglie a centrocampo per evitare di essere saltati. Consigli, purtroppo, che sarebbero stati disattesi. Dopo la discussione, l'allenamento sul terreno di gioco: bisogna prepararsi umilmente per un'altra dura trasferta, a Lucera.

 
Tifosi giallorossi a Nardò
 

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