Comunicati e interviste

Intervista al preparatore atletico Paolo Rizzo

 

Allora Paolo, due domande che, fondamentalmente, sarebbe più corretto definire curiosità: in che modo nasce e cresce il tuo amore per il calcio e quali sono, principalmente, i motivi che ti hanno spinto a intraprendere la carriera da preparatore atletico.

Ho sempre praticato sport, esclusivamente calcio, da quando avevo 7 anni, continuando a portare avanti nel mio piccolo questa grande passione. Ho giocato 2 anni nei “professionisti”, e ho avuto la fortuna di partecipare ad una manifestazione internazionale in Russia con la nazionale under 20 in LegaPro. Poi, per motivi di mantenimento allo studio universitario, ho firmato lo scorso anno ad ottobre a Maglie.. a febbraio, però, a causa di un grave infortunio ho dovuto sospendere l'attività agonistica.

Mi sono laureato quest'anno a luglio in Scienze Motorie al San Raffaele a Milano e, con la stagione calcistica 2016-2017, con grande voglia e passione, ho accettato la sfida da preparatore atletico che mi vede in vesti totalmente differenti rispetto alle esperienze precedenti.

Volendo fare una panoramica generale, quale è il tuo approccio al lavoro e quali le tue priorità.

Innanzitutto, come ogni preparatore, anche io ho una mia filosofia di lavoro avendo anche sostenuto una tesi di laurea sull'allenamento nel calcio ed in particolare sulla preparazione ad alta intensità. Ho anche io i miei autori di riferimento e cerco di preparare gli allenamenti, bisogna sempre aggiornarsi e preparare tutto, giorno per giorno, senza mollare un attimo.

Potrei parlarti molto su questo argomento: di lavoro intensivo, lavoro di recupero, forza “esplosiva”, intermittenza del lavoro... ma qui scenderei troppo nel tecnico.

In fase di preparazione estiva, quanto conta l'utilizzo del pallone e fino a che punto i metodi che molti definiscono obsoleti, come quelli zemaniani ad esempio, trovano ancora applicazione nel calcio moderno?

Sono neolaureato e giovane ma leggo tanto e sono dell'idea che in campo il calciatore deve correre e deve essere pronto a sostenere una certa intensità di lavoro. Il numero dei contrasti e di sprint è in costante aumento! Dal punto di vista tecnico bisogna creare il giusto mix tra attività fisica e strategia di campo.

Paolo, ci puoi chiarire il ruolo della preparazione atletica nella prevenzione degli infortuni, considerate le stagioni calcistiche sempre più lunghe, con sempre più partite?

Indubbiamente la preparazone atletica non può essere messa in secondo piano: l'allenamento prepara a tutti gli effetti alla gara. Ripropongo ogni dinamica che si verifica in gara: frenate, ripartenze e tanto altro come la forza e, infatti, a tal proposito, inizieremo l'attività in palestra.

Ho un mio metodo molto schematico e ripetitivo ma sono convinto di ciò che sto facendo al fine di stimolare ogni componente muscolare che poi diventa protagonista in partita.

Paolo tenendo conto della tua esperienza personale, quanto conta il rapporto tra allenatore e preparatore atletico?

Fondamentale e non aggiungo altro perché in qualsiasii team o squadra cooperare è fondamentale. Capire i periodi e le necessità, tutto deve essere organizzato in maniera “scientifica”.

 

Intervista a cura di Andrea Stefanelli

 

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